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U.N.V.S. BARI

 

SEZIONE "FRANCESCO MARTINO" 

ARTICOLO - Il convegno a Bari per il trentennale A.N.S.Me.S. con il nostro patrocinio

Ricordando Mennea, il campionissimo

Il tavolo dei relatori

 

Ricordi e testimonianze per raccontare il campionissimo dello sport italiano. Metti una mattina a parlare di Pietro Mennea, la Freccia del Sud (Barletta, 28 giugno 1952 – Roma, 13 marzo 2013), scomparso a 61 anni per un male incurabile. Grazie all'Associazione nazionale Stelle al Merito sportivo che nell'occasione del convegno “Atletica leggera ieri e oggi nella terra di Pietro Mennea”, svoltosi all'hotel Majesty di Bari, celebra il trentennale della sua fondazione. Evento patrocinato anche dalla sezione “F. Martino” dell'Unvs e moderato dal nostro presidente e vicepresidente vicario Ansmes, Franco Castellano che ha curato il convegno con la solita, particolare cura, con la collaborazione della Fidal regionale.

 

IL CAMPIONISSIMO - Dopo l'introduzione di Luigi Ramponi, presidente Ansmes, Giovanni La Sorsa, presidente Ansmes Bari, Angelo Giliberto, presidente Fidal Puglia ed Elio Sannicandro, presidente del Coni Puglia e il saluto dell'assessore comunale allo Sport di Bari, Pietro Petruzzelli, tocca al numero uno della Federatletica italiana, Alfio Giomi tracciare un profilo di uno dei più grandi velocisti di tutti i tempi. Di Mennea ricorda il suo rientro alle gare, il 10 agosto 1987, al meeting di Grosseto, di cui Giomi era organizzatore: "Fu un evento atteso da tutta la nazione, tanto che il Tg1 alle 20,27 interruppe il notiziario e si collegò in diretta con Grosseto per trasmettere i 200 metri. A Seul fu il portabandiera azzurro, nel 1988, per lui fu la quinta olimpiade, un record". Come quello sui 200 metri, 19'72", stabilito alle Universiadi di Città del Messico nel 1979 e rimasto imbattuto per 17 anni (lo statunitense Michael Johnson nel 1996 fermò il cronometro sui 19'66”). Roberto Fabbricini, segretario generale del Coni, lo conobbe bene e quando parla di lui traspare un pizzico di emozione: "Lo vidi per la prima volta nel 1970 e certo in lui non si intravvedevano le stimmate del campione. Lui così piccolo a confronto degli atleti di colore. Ma aveva dalla sua carattere e forza fuori dal comune. Ho seguito Mennea in tutte le sue cinque Olimpiadi. Per me è lui il campione del Centenario Coni, anche se poi il premio è andato a Tomba e alla Simeoni". Tant'è - ricorda Fabbricini - che la sala d'onore del Coni è stata aperta per un solo atleta, oltre che per due grandi dirigenti dello sport italiano come Giulio Onesti e Primo Nebiolo, dopo la sua morte. E questo atleta si chiama Pietro Mennea.

 

CHI LO SCOPRI' - Ma ci sarebbe stato un Pietro Mennea senza chi lo forgiò quando era ancora ragazzino, sulla pista del velodromo “Simeone” di Barletta? Fu Franco Mascolo a prendersi cura di lui prima di lasciarlo alle cure del prof. Carlo Vittori, al centro federale di Formia. “Lo allenai dal 1965 al '74, ero responsabile del settore atletica leggera dell'AVIS Barletta. C'era grande entusiasmo, sebbene strutture e attrezzature fossero inadeguate, siamo riusciti a far emergere lo stesso molti atleti, grazie ai sacrifici nostri e del prof. Ruggero Lattanzio.

Chiusura affidata al generale sen. Ramponi, presidente nazionale Ansmes, a celebrare i 30 anni della stessa citando il suo fondatore, il barese Ugo Stecchi, definito “un grande uomo di sport”, ricordato con un minuto di raccoglimento. Chiusura con le targhe Ansmes ai relatori, a Franco Vivona, segretario generale Ansmes e a Giacomo Leone, atleta di Francavilla Fontana, vincitore della maratona di New York nel 1996 e ora consigliere federale. 


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