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U.N.V.S. BARI

 

SEZIONE "FRANCESCO MARTINO" 

ARTICOLO - All'Angiulli nell'ambito degli ''Incontri di stelle'' promossi dall'Ansmes

La moralitą nello sport: dibattito a pił voci

Il tavolo dei relatori: da sinistra Accettura, Castellano, Angelillis, La Sorsa, Di Cagno, Citarella e Rutigliano

 

La moralità dovrebbe essere ai primi posti nella scala dei valori di un uomo. Purtroppò però spesso finisce con l'essere calpestata, anche nello sport. E di esempi, anche recenti, ce ne sono a iosa. Se ne è parlato in un interessante dibattito promosso dalla sezione barese "Ugo Stecchi" dell'Ansmes (Associazione stelle al merito sportivo), in collaborazione con l'Unvs Bari "F. Martino", nel salone dei convegni dell'Angiulli Bari (la pluridecorata società che festeggia i 110 anni di attività), nell'ambito di "Incontri di stelle".

Un tavolo di relatori di eccezione per un dibattito moderato dal presidente Ansmes Giovanni La Sorsa e introdotto dal presidente Unvs, Franco Castellano e dalla vicepresidente dell'Angiulli, Katia Di Cagno. "Quando si parla di sport - ha detto la Di Cagno - non si può non parlare di solidarietà ed etica che sono valori assoluti. Chi insegna sport, deve essere innanzitutto maestro di vita, deve lavorare con il cuore". Con l'intervento dell'avv. Amedeo Citarellacomponente della Commissione di disciplina della Federcalcio, si è entrati nel vivo del dibattito. Citarella ha fatto più di un accenno all'inchiesta della Procura di Catanzaro denominata "Dirty Soccer", emblema di un calcio malato, che si è conclusa con pene severe per la gran parte dei tesserati (50) e delle società (30) coinvolti. "Bisogna partire dal presupposto - ha affermato l'avvocato barese - che nella giustizia sportiva è difficile trovare la prova certa dell'illecito". Giustizia sportiva che, a differenza di quella ordinaria, non ha l'onere della prova e si muove con una certa celerità, a volte anche a rischio di qualche inciampo (vedi il caso-Guberti) e di penalizzare ingiustamente club, per la famosa responsabilità oggettiva che - come ha ammesso lo stesso Citarella - avrebbe bisogno di una revisione.

Chi ha seguito da vicino la "scommessopoli" nazionale è il magistrato barese Ciro Angelillisprocuratore generale presso la Corte di Cassazione. "Ogni club - ha detto Angelillis - dovrebbe autoresponsabilizzarsi". Come? Il codice penale italiano prevede la responsabilità degli enti anche quando a commettere il reato sia il singolo dipendente, qualora l’ente non abbia messo in campo tutti gli strumenti di controllo. "Nel calcio - ha spiegato il magistrato - si potrebbe riprodurre lo stesso modello, obbligando i club a siglare convenzioni con le agenzie che sono in grado di rilevare i flussi anomali di scommesse sulla singola partita. Occorrono corsi di formazione per i calciatori e bisognerebbe vietare che le società elargiscano premi troppo eccessivi, perché poi accade che il giocatore scorretto si mette in accordo con il tesserato della squadra avversaria sul risultato da raggiungere per incassare il premio e poi dividerselo".

Al dibattito ha partecipato anche il dott. Mimmo Accetturapresidente regionale della Federazione Medico sportiva Italiana e fiore all'occhiello dell'A.N.S.Me.S. tra gli  intervenuti, ha sapientemente ripercorso, con dati e numeri alla mano, la deriva "chimica" cui gli atleti, anche in età giovanile, stanno andando incontro, fino all'ultimo episodio della celebre tennista russa Maria Sharapova incappata in una delle cosiddette sostanze mascheranti. Ha concluso i lavori il Tenente Colonnello della Guardia di Finanza, Christian Rutigliano che ha svelato i profondi coinvolgimenti esistenti tra il mondo dello sport e quella parte della meno nobile della società civile che vede nel movimento sportivo l'ultima frontiera dei propri traffici illeciti, non mancando d'auspicare, nella sua qualità di Componente  della Commissione di Disciplina d'appello della FIGC, che il lavoro certosino e quotidiano  dei pochi addetti possa rappresentare sempre la miglior  garanzia per i tanti appassionati che ancora credono nella lealtà e nella trasparenza dell'attività sportiva.

 

 


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